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«Colori e forme di fuoco »

Ceramiche di Pablo PicassoManfredo BorsiHans HartungKim en JoongA-Sun Wu
I Giorni di San Benedetto si arricchiscono quest’anno di una eccezionale Mostra di ceramiche dall’accattivante titolo “Colori e forme di fuoco”.

(Scarica qui il programma completo dei festeggiamenti).

L’esposizione raccoglie un buon numero di lavori in ceramica creati da Pablo Picasso negli anni Cinquanta del secolo passato, ed inoltre anche opere di Manfredo Borsi, Hans Hartung, Kim en Joong e A-Sun Wu: in totale circa 90 opere, che provengono dalla collezione Sapone di Nizza. L’inaugurazione avverrà a Montecassino il 18 marzo alle ore 17,30.

Dopo un momento musicale offerto dal M° Michele D’Agostino al pianoforte e Jenny Bae al violino, a introdurre i visitatori nello scenario dell’arte moderna, sarà Davide Rampello, presidente dal 2003 della Triennale di Milano, Docente universitario, consulente culturale e gestionale per istituzioni nazionali ed internazionali, che ha ricoperto negli ultimi tre decenni numerosi incarichi in ambito televisivo, artistico e nell’ideazione di grandi momenti di comunicazione, ed ha curato numerose mostre in prestigiose sedi espositive. Sarà presente anche Antonio Sapone, della Galleria d’Arte Sapone.
La Mostra è stata esposta lo scorso anno proprio alla Triennale di Milano.
La famiglia Sapone, che ancora oggi riveste un importante ruolo nell’arte contemporanea, ha da sempre avuto amicizie intense con gli artisti, a cominciare dal patriarca Michele che, sarto di professione, dopo aver confezionato un vestito per Manfredo Borsi, fu voluto da Picasso, amico di quest’ultimo, per confezionare alcuni abiti dalle fogge più svariate e talora bizzarre. Nacque così un’amicizia e una collaborazione che si estese a numerosi artisti di fama che frequentarono i luoghi della Costa Azzurra, tra cui Hartung, e che continua oggi attraverso la figlia Aika, il genero Antonio e i nipoti Paola e Michel.
Volendo fornire una essenziale lettura dell’esposizione, possiamo dividerla in due parti. Nella prima scopriamo la stupefacente capacità di Pablo Picasso di avvalersi dei manufatti (piatti, brocche) per caricarli di quelle valenze zoo-antropomorfe che ritroviamo in larga misura anche nei lavori di Manfredo Borsi e di A-Sun Wu.
Nella seconda parte è il gesto astratto-informale che percorre le piastre di Hans Hartung e asseconda le composizioni di Kim en Joong.
La Mostra, allestita nel Museo dell’Abbazia, resterà aperta dal 18 marzo al 1° novembre 2011 e sarà visitabile tutti i giorni, festivi compresi, secondo il seguente orario: 9,00-12,30 / 15,30-18,30.


Gli Autori


Il grande Pablo Picasso ha dato prova della sua “istrionica creatività” anche con la produzione ceramica. In tale tecnica dimostra di non arrendersi di fronte alle difficoltà che si presentano a chi affronta la natura viva che si trasforma e rivive con colorati smalti all’azione violenta del fuoco. I noti personaggi che hanno popolato il suo mondo creativo si affacciano nelle varie opere: volti sorridenti o corrucciati, tori e toreri, e l’immancabile Don Chisciotte.
Il rapporto di Picasso con le terre è frutto di un colpo di fulmine. Nel luglio 1946 si reca a Vallauris, località nei pressi di Cannes, dove si sta tenendo una mostra di prodotti locali. Lì Picasso incontra i coniugi Ramié, entrambi ceramisti, proprietari del laboratorio “Madoura”, che lo invitano a visitare il loro laboratorio. Pablo, le cui mani sono in perpetuo movimento, inizia a giocare con l’argilla realizzando una serie di statuette che verranno cotte in seguito. Torna l’estate successiva e si dedica con passione a quella materia che fino a quel momento ha trascurato. Scopre le enormi potenzialità espressive legate a un materiale duttile come la ceramica, in grado di esprimere tutto il suo genio creativo, e mette a punto qualcosa come 2000 opere. Dipinge con vernici colorate piatti, piastre di terracotta, vasi, ciotole, poi  plasma lui stesso gli oggetti, sperimentando nuove tecniche e rinnovando quelle antiche. Viene attratto in particolare dalle forme dei vari oggetti che lo inducono a fornire loro un significato nascosto eppure evidente ora che lui vi ha impresso il suo ineguagliabile sigillo.
I trentaquattro pezzi in mostra, eseguiti dal 1952 al 1969, provengono da lì, dal luogo in cui è scaturita per lui una nuova magia.


Il pittore Manfredo Borsi (Firenze 1900 – Saint Paul de Vence 1967) si avvicina giovanissimo al mondo della ceramica, che coltiverà in maniera più assidua dal 1948, quando trova in Vallauris e Biot, nella Costa Azzurra, un approdo per la sua creatività: sotto l’influenza di Pablo Picasso sperimenta impasti di argilla e impara a dosare ossidi e smalti. “Confesso di provare una vera passione per la ceramica, questo lavoro grave e severo dal rigore quasi monastico” sottolinea Manfredo Borsi sperimentando un procedimento che si è affinato attraverso secoli e secoli di applicazioni.


Hans Hartung
(Lipsia 1904 – Antibes 1989) esegue nel 1968 alcuni rilievi in terracotta negli atelier della fondazione Maeght che gli faranno dire: “Mi dava una vera gioia agglomerare, impastare, inventare delle forme irregolari, maltrattare la terra per ritmarne la superficie!”. Quattro anni più tardi viene ancora invitato a ideare una serie di ceramiche. A Saint-Paul de Vence ne realizzerà 26. Ora sono conservate presso la Fondazione che porta il suo nome: circa una metà compare nell’attuale mostra. Si tratta di formelle caratterizzate dal suo gesto rapido e incisivo.
Per gli estimatori di Hans Hartung venire a conoscenza delle opere eseguite con la tecnica ceramica costituisce una sorpresa ed una emozionante conferma delle sue doti artistiche. Nell’intreccio dei vari ostacoli che si frappongono tra la creazione in ceramica di un’opera ed il risultato, qui si incontra un Hartung pienamente sicuro del gesto creativo, maturo e versatile nella scelta dei soggetti da trattare e, anche in questa forma espressiva, capace di lasciare traccia profonda del suo personale linguaggio.




Kim en Joong
, nato nel 1940 in Corea del Sud, nel 1969, dopo essersi convertito al cattolicesimo e aver ricevuto il battesimo, si trasferisce in Europa dove scopre l’arte occidentale. Nel 1970 entra nell’Ordine dei Domenicani e nel 1974 è ordinato prete. Dal 1975 risiede a Parigi, presso il Convento dell’Annunciazione. Di fronte alle pesantezze oscure del ‘900, canta la speranza, suscita la gioia. Dà alle sventure i colori della promessa. Nelle sue opere ci offre l’occasione propizia per rivivere le sue emozioni, i suoi gesti, le sue scelte coloristiche che traducono con libertà e felicità le sue pulsioni interiori. I colori puri e fluenti, svincolati dai condizionamenti tonali rendono ancor più evidente la volontà di liberare le opere dalle costrizioni formali, conservando soltanto le tracce delle originali geometrie.


A-Sun Wu
, nato a Taiwan nel 1942, dal 1990 vive e lavora tra Parigi e Taipei dove ha un doppio studio. Compie viaggi in Africa e in Amazzonia, attratto dalle arti primitive e dalla ricerca di un linguaggio archetipo e porta la testimonianza espressiva di culture lontane. Il suo linguaggio fresco e sicuro spazia dalla scultura africana e le incisioni su legno alla calligrafia cinese tradotti con la gestualità del linguaggio contemporaneo. Le sue opere sono pervase di suggestioni delle antiche arti dei popoli africani e di quello cinese. Nel corso degli anni realizza numerose esposizioni nel mondo, tra cui Pechino, Tokyo, Ginevra, Parigi e New York. Nel 2008 viene invitato dal Governo cinese a realizzare un evento culturale ufficiale delle Olimpiadi. Per questa occasione realizza un’installazione monumentale dal titolo “Noi siamo della famiglia: la Giungla metropolitana e le Olimpiadi Ecologiche”. Si tratta di una serie di grandi alberi intagliati che vengono disposti nella via principale di Pechino.

 

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